
Questo libro l'ho incontrato per caso, anche se non so ancora se riuscirò a trovarlo. Però comprendo perchè nel secolo scorso qualcuno ritenesse importante scrivere poemi in dialetto calabrese. Spero non sia solo curiosità. Il caso, appunto, ha voluto che lo scovassi mentre ero immersa nella ricerca che in questo periodo mi sta portando a studiare le origini delle razze asinine italiane. Ne ero certa che non poteva mancare un 'Asino Calabrese'. L'Ente Parco Nazionale dell'Aspromonte è al lavoro per ricostituire il ceppo originario e se ci riuscisse, sarebbe il segno di una giusta riappropriazione...penso io che sono un asino! Lo immagino baio scuro, alto intorno ai 140 centimetri, con arti agili e forti come rami di leccio e con lo spirito orgoglioso e sobrio di chi vive nelle montagne.

Il terzo elemento di questo poche e stupide righe, riguarda la fotografia. Ne esistono moltissime che lo raffigurano, di ieri e di oggi, suggestive sopratutto le foto in biaco e nero. Grazie a loro la mente viaggia. Ma io vorrei vederlo dal vivo e magari ripercorrere con lui tracce e racconti di Edward Lear.























































