mercoledì 16 settembre 2009

Il tempo di Gorgona

Gorgona, 8 settembre 2009

L'Isola di Gorgona ospita dal 1869 una Casa di Reclusione ad indirizzo agricolo-zootecnico. Attualmente penso che accolga una settantina di detenuti, tutti maschi e soprattutto lavoratori.
La natura da qui mozza il fiato. E si mischia, inevitabilmente, a ricchezze e povertà degli uomini.

Ci sono 41 bovini, un centinaio tra pecore e capre, non so quanti suini ma tra riproduttori e maialetti fanno un bel gruppetto, un bel pò di volatili come galline tacchini faraone e 2 pavoni, 6 cavalli avelignesi e tre asinelli sardi, gatti e cani girovaghi, api, orate rinchiuse in grandi gabbie che finiscono sui banchi della coop...poi c'è la fauna selvatica che anche quella insegna!
Marco è il veterinario dell'isola, ci lavora da vent'anni, ma in realtà cura le persone. Il libro che ha scritto si chiama"Il respiro di Gorgona. Storie di uomini, animali e omeopatia nell'ultima isola-carcere italiana". Io invece mi permetto di scrivere un post sul suo tempo.

Una volta scrissi che ci sono posti dove non è possibile andare. Ma non perchè siano irraggiungibili o comunque fisicamente lontani, oppure perchè terrribilmente pericolosi come dove c'è la guerra, piuttosto che molto costosi. Ma soltanto perchè sono un carcere. Ora invece scrivo che ci puoi andare e come, con la testa ed anche con tutto il corpo. Perchè il carcere, qualunque esso sia, ti ruba il tempo, te lo prende tutto e con quello che ne rimane ti consiglia di farci quello che vuoi.
Ma qui, a differenza di tante altre realtà simili e italiane, c'è qualcosa in più che si muove. Si muovono gli animali, prima intorno e poi insieme a noi uomini. Sono loro che ti danno la mano, poi te la avvolgono e ti mostrano i pertugi per non sbagliare. Hanno sempre ragione, e si fidano anche se gli tagliamo le palle e le code.

E si muove la musica, quella buona, che speri possa non finire mai.

2 commenti:

  1. La giornata a Gorgona non la dimenticherò mai. Non per gli animali, non per la Natura, ma per gli uomini, quelli "dentro", che si mescolano a quelli "fuori" senza che si possa definire un confine, o la differenza.

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